Descrizione
La sorte ha voluto che Iosif Brodskij si sia trovato, a distanza di pochi giorni, nellautunno del 1987, a scrivere i due discorsi qui raccolti, che vengono ad assumere nella sua opera un significato simbolico: il discorso su La condizione che chiamiamo esilio e quello per il Premio Nobel di letteratura. Entrambi discorsi dallesilio, un odierno Ex Ponto. E qui lesilio è una categoria metafisica, prima che politica. Ciò permette a Brodskij di schivare, sin dal primo passo, il più allettante rischio dellesiliato, quello di porsi «sul lato banale della virtù». E al tempo stesso dona unautorità ulteriore alla sua parola. Quando, dal podio di Stoccolma, si è udito che «lestetica è la madre delletica»e proprio da uno scrittore di impavida fermezza etica , tutti hanno avvertito una scossa salutare. La letteratura non serve a salvare il mondo. Ma è il più formidabile «acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione delluniverso». Da qui la sua capacità di guidarci, con mano invisibile, fra tutti i dilemmi più subdoli. «Il punto non è tanto che la virtù non costituisce una garanzia per la creazione di un capolavoro: è che il male, e specialmente il male politico, è sempre un cattivo stilista».
| Traduttore: | Gilberto Forti; Giovanni Buttafava |
| Editore: | Adelphi |
| Collana: | Piccola biblioteca Adelphi |
| Codice EAN: | 9788845902857 |
| Anno edizione: | 1988 |
| Anno pubblicazione: | 1988 |
| Dati: | 80 p., brossura, 5 ed. |





